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Ma ci avreste mai creduto? No, dico: se qualche romanista, prima del derby, vi avesse detto "Guarda che stasera vinciamo 1-5"...cosa avreste fatto? Le cose sono due: o avreste gentilmente mandato a quel paese il tifoso (magari facendo qualche scongiuro) oppure, vantandovi dei vostri poteri di veggente, gli avreste dato ragione. Bene, siccome né io né - come credo - voi rientrate nella categoria "Maghi, fattucchiere e veggenti", possiamo dire che l'unica sensazione che sia possibile esprimere in questo momento sia INCREDULITA'. Mista a gioia delirante, ovviamente. Ma attenzione: incredulità non tanto per la vittoria giallorossa nella stracittadina, quanto per il risultato...1-5! Non era mai successo nella storia del derby del Cupolone. Cinque, dico cinque sonore pappine inflitte ai cari cugini (?), che da tempo lanciavano vaneggianti anatemi e minacce, empi della loro presunzione. Cinque macigni, indigesti come una stagione intera, che si abbattono impietosamente, in tutta la loro pes antezza, su una squadra - la SS Lazio - tra le cui file molte pedine attendono la fine del campionato come una liberazione. Una liberazione da una stagione iniziata in salita (con lo scudetto strappato dalle loro maglie dai prodi uomini di Capello), proseguita con l'eliminazione dall'Europa che conta e terminata - stando ai fatti - ieri sera, con la BATOSTA inflitta dai Campioni d'Italia in carica. Che dire: onestamente, il pur tronfio e spocchioso popolo laziale non merita tutto ciò. Ma, si sa, il calcio è una ruota che gira; ti porta ad essere sulla cima del mondo e poi, come per magia, ti riporta giù, fino a raschiare il fondo, senza alla fine sapere nemmeno perché. Intanto la Champions si allontana. Ma basta con le commemorazioni e parliamo di calcio. Il derby di ieri sera non è passato alla storia soltanto per la sontuosità del risultato. Il 118esimo incontro di serie A tra la SS Lazio e l'AS Roma ha consegnato agli annali e almanacchi calcistici anche un nome: quello di Vincenzo Montella. Perché? Semplice...perché l'Aeroplanino, nella notte dell'Olimpico, ha segnato QUATTRO gol al malcapitato Peruzzi. Quattro rasoiate, quattro gol di splendida fattura, quattro perle di un campionario che non smetterà mai di stupirci per la sua ampiezza. Un poker d'assi, ragazzi. Un mix di velocità, potenza e opportunismo veramente letale, che ha restituito la giusta gloria ad un campione con la "C" maiuscola. Li ha fatti in tutte le salse: il primo di testa su un eccelso cross con l'esterno di Candela. Il secondo (senso del gol: 10) con un tocco di punta a beffare il povero Nesta intento a spazzare l'area dopo una travolgente azione del Capitano. Il terzo - ed eravamo circa al 40' del primo te mpo! - sempre realizzato da quella testa che sbuca all'improvviso, ovviamente in netto anticipo su un Signor difensore, il capitano biancoceleste, che è alto almeno venti centimetri più di lui. Nella ripresa, dopo l'effimero gol segnato da Stankovic (bel tiro da fuori area), il Folletto giallorosso schianta Peruzzi - e con lui l'intera stagione biancoceleste - con una mazzata di collo esterno che è andata a togliere le ragnatele dal sette alla sinistra dell'estremo difensore laziale. Dopo il gol dell'1-4 la Curva Sud è diventata un enorme sorriso. Abbracci, mani nei capelli, sguardi verso l'alto a cercare chissà chi o che cosa. Ma non poteva finire così...mancava la ciliegina. Ed il suggello è arrivato al 28' della ripresa. Firmato il Capitano, Francesco Totti: una rete che, per preparazione e fattura, mi ha ricordato Diego Armando Maradona. E mi assumo le responsabilità di quello che scrivo. Francesco prende palla all'altezza della tre quarti avversaria. Ha davanti la difesa laziale (o ciò che resta di essa), potrebbe aprire a destra per Cafu ma non lo fa. Avanza accentrandosi, e ad un certo punto sfodera un pallonetto da circa venti metri che supera un Peruzzi fuori da pali, insaccandosi dolcemente proprio nello stesso sette baciato da Montella. Un capolavoro. Una carezza data al pallone con un'abilità mai vista. Qui siamo a livelli mondiali, il Bimbo De Oro ha dato prova - tanto per ricordarlo al mondo del calcio - di essere uno dei pochi eletti che riesce a telecomandare il pallone. Ha ignorato volontariamente un solissimo (e pericolosissimo) Cafu perché "je lo voleva fa' a pallonetto". E c'è riuscito. Eccome. Una prodezza che onora e suggella una prestazione da incorniciare per tecnica, tenacia e corsa. E per quella maglietta con su scritto "6 unica!" verosimilmente rivolto alla sua Curva Sud. E per le strade di Roma si rivedono le scene di delirio collettivo di quest'estate, quando la città era completamente impazzita ed infiocchettata di giallorosso. Raga zzi, stiamo vivendo la migliore AS Roma della storia, stiamo scrivendo insieme splendide ed emozionanti pagine di calcio e d'amore. Tutto ciò verrà ricordato chissà per quanto tempo...e noi ci siamo! Per cortesia, se è tutto uno scherzo, lasciate che ci creda fino in fondo. A conti fatti, l'AS Roma con i tre punti presi ieri sera riconquista la vetta della classifica insieme all'Inter a quota 53, con la Juventus che insegue solitaria a 52. Che volete che vi dica: mancano otto partite, siamo tutti lì, ma dalla Capitale partono CHIARI messaggi. Per tutti...Galatasaray avvertito.

Con affetto,
Vittorio "Lionking" Palossi
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