"27-10-2001: ...e segno sempre io!!". Questa la frase scritta sulla t-shirt che Marco Delvecchio indossava sotto la maglia numero 24. E così è stato, popolo giallorosso. E' il 49esimo minuto, è appena iniziata la seconda frazione di gioco, appena il tempo di chiedersi il perché della sostituzione di Batistuta (poi si saprà il motivo: contrattura), lungo lancio di Emerson, stop a seguire di Supermarco, Nesta che scivola nel momento topico dell'azione, un tocco facile facile e... Apoteosi. Delirio. Caos giallorosso. Il numero 24 esulta sotto la Tevere e mostra l'orecchio: sembra voler dire "ci sono anch'io, gente!". Specialmente in partite come queste. Marco Delvecchio, al gol n.8 nelle sfide stracittadine, è ad un passo dal record di Da Costa: è già entrato nella leggenda della nostra squadra, e si conferma l'Uomo-Derby per antonomasia.
Minuto 92': ultime battute, ritmo serrato, Lazio che cerca di agguantare il rocambolesco pareggio, tensione a mille sugli spalti. Un ottimo Lima conquista palla sull'out di sinistra, scende e crossa morbido al centro: tra tutte le teste spunta quella del Capitano, del Bimbo de Oro, che schiacciando astutamente di testa tra le gambe di Peruzzi segna la più classica delle "purghe". La curva Sud diventa una massa umana nell'esultare, qualche lacrima solca i visi dei più sensibili (tra cui il mio), Francesco corre ad abbracciare i suoi tifosi. Il derby è finito, l'As Roma è tornata ai vertici del campionato, i malcapitati cugini abbandonano lo stadio, i rimanenti 50.000 tifosi circa intonano cori, sfottò e la mitica "Grazie Roma", da sempre legata alle vittorie giallorosse.
Tutto era iniziato, come nella migliore tradizione capitolina, il lunedì immediatamente successivo alla larga vittoria sul Lecce. Tensione che sale di giorno in giorno, sfottò più o meno simpatici dei cari cuginetti, notizie e voci sulle coreografie. Entusiasmo alle stelle soprattutto dopo la bella prova in quel di Madrid, con la certezza di avere nelle nostre file un autentico fenomeno del calcio moderno, un certo Francesco Totti. Ogni commento è superfluo, l'unica speranza è che di lui si sia accorta anche la Commissione che assegnerà il Pallone d'Oro 2001.
Ed è con questa certezza in più che scorre tutta la settimana, ed arriva sabato. Fin dalle prime ore del pomeriggio l'area intorno allo stadio Olimpico brulica di tifosi, in maggioranza giallorossi: sorrisi, ilarità, ma anche tensione e concentrazione, elementi che non possono certo mancare in un'appuntamento del genere. Una volta dentro lo stadio, però, ci si rende conto che l'aria non è la solita: la curva nord appare spoglia, senza gli striscioni dei gruppi storici. Anche i classici sfottò, sia cantati che scritti, stentano a decollare. Quella che è una sensazione viene ahimè confermata dall'odore acre e accecante dei lacrimogeni che, sparati dalle Forze dell'ordine sotto il settore biancoceleste, arrivano fino all'altra parte dello stadio.
Si aprono voragini sugli spalti, vengono effettuate cariche, gli ultras rispondono con controcariche: l'effetto è, purtroppo, quello di incrinare il clima di festa della stracittadina più bella d'Italia. In seguito, il passaparola tra tifosi rivelerà che l'intera coreografia della SS Lazio è stata sequestrata dalla Polizia e che sono stati effettuati arresti e fermi, sia nel pomeriggio che durante gli scontri.
La parte romanista, invece, sembra quella di sempre, con una Curva Sud in grande spolvero, unita nel cantare a perdifiato cori di celebrazione per la propria squadra Campione d'Italia e parodie ironiche degli slogan biancocelesti. Un tricolore tridimensionale viene portato sotto la curva Campione d'Italia, a sottolineare le recenti gesta dell'undici di Don Fabio Capello.
Tra striscioni (da menzionare quello, bellissimo, con su scritto "La morte non ha colore...in ricordo di De Falchi, Paparelli e tutti gli altri" esposto dagli ASR Ultras) e stendardi (imperdibile il "Se LIMA...gnamo"), arrivano le 20.25. La voce è quella di sempre, è Carlo Zampa che apre il sipario sul 147mo derby del Cupolone; le tifoserie si accendono e tra fumogeni e inni calano le coreografie. Per la verità scende solo quella della Curva Sud, coloratissima come al solito.
La Curva Nord, invece, sfodera una sciarpata "d'emergenza" causa i suddetti problemi con le Forze dell'Ordine. Tre, due, uno, fischio d'inizio: si vede subito che le squadre sono decise entrambe a vincere, i ritmi sono serrati, gli spazi sono stretti e le emozioni poche. L'As Roma parte bene, riesce più di una volta a mettere in mezzo palle pericolose che però trovano un Batistuta in ritardo, forse perché troppo solo in attacco: Totti infatti, partito come seconda punta nel 3-5-2 sul quale Capello sembra puntare quest'anno, ben presto si sistema nel suo ruolo preferito, davanti al centrocampo, ad inventare gioco. I ventidue in campo lottano su ogni pallone, è partita vera. La Lazio tiene bene in difesa, Stam e Nesta alzano un muro soprattutto sulle palle alte, Giannichedda e Mendieta sembrano ispirati a centrocampo. Viene annullato un gol a Totti per fuorigioco (questione di pochi centimetri), che dal dischetto aveva insaccato di testa su cross di un buon Candela.
Le squadre vanno al riposo sullo 0-0.
In curva durante l'intervallo si ipotizzano cambi e accorgimenti tattici, la sostituzione più gettonata è quella di Emerson (in leggera crescita, ma ancora sotto la sufficienza) con Delvecchio, nel segno di una maggiore spregiudicatezza offensiva con un Totti finalmente trequartista. Alle 21.35 circa inizia il secondo round: siamo tutti pronti, più fomentati che mai. Al minuto 49' le gole, già arrossate, dei tifosi giallorossi vengono messe a dura prova dal descritto gol di SuperMarco Delvecchio. Un gol atteso, quasi necessario quello del milanese, che coi fatti dimostra di poter avere anche in questa stagione un peso importantissimo, non solo dal punto di vista tattico.
Quello disputato dall'As Roma è un ottimo secondo tempo, una prova corale in cui nessuno ha steccato. Non lo ha fatto la difesa, in primis il bistrattato Antonioli, che in tre occasioni ha (secondo me definitivamente) dimostrato di che pasta è fatto, salvando due volte su Crespo e su Claudio Lopez ed ostentando quella sicurezza che mancava nella passata stagione. Solido è stato il reparto arretrato, con un AC Zago e Samuel sugli scudi ed un Zebina positivo, anche se con la palla fra i piedi da ultimo uomo ha causato più di un attacco tachicardico tra i tifosi. Un centrocampo solido e (eccezion fatta per Emerson) veloce ha sempre fatto la partita, prendendo il sopravvento su quello laziale, orfano di un Liverani sotto tono, che forse ha sentito troppo il match. Da sottolineare le incursioni taglienti di Candela e le consuete discese di un Pendolino Cafu che sembra essere tornato quello della scorsa stagione.
Anche Lima ha confermato il suo stato di grazia agonistica, rubando tonnellate di palloni, sfiorando il gol a inizio partita con una botta dal limite e fornendo a Totti l'assist per l'incornata finale. Già, Totti. Cosa dire ancora su di lui? Solo due parole, perché correrei il rischio di cadere nel retorico. Questo ragazzo ostenta una maturità disarmante, riesce a far sembrare elementari le cose più difficili, lancia, imposta, fa salire la squadra, dà respiro alla manovra, fa assist di tacco, pallonetti, sa tirare bordate da ogni dove e...segna anche di testa! Cosa di più si potrebbe volere da un ragazzo di 25 anni?
E la Lazio? Beh, sinceramente devo dire che l'impressione che mi ha dato è che "non ha mollato mai", facendo gioco di rimessa e mettendo la retroguardia romanista in difficoltà più di una volta. Quello che manca a questa squadra è, a mio avviso, oltre alle evidenti lacune in attacco e a centrocampo (conseguenze di una scellerata ma forse obbligata strategia di mercato), un po' di convinzione nei propri mezzi, un po' di cuore. Ma probabilmente la testa ed il cuore erano già rivolti a Nantes, dove martedì 30 la Lazio dovrà necessariamente vincere per passare il turno di Champions League.
In definitiva, complimenti alla Roma, che ha dato prova di grande maturità prima mentale che agonistica. Il derby è stato interpretato come scontro diretto contro una (potenziale) grande del campionato, oltre che come incontro stracittadino: la concentrazione c'è, le gambe pure, i punti arrivano. Siamo di nuovo ai vertici della classifica: chissà cosa scriveranno quelle penne, anche autorevoli, che non hanno esitato a sparare a zero sui Campioni d'Italia durante il periodo di (chiamiamolo così) rodaggio di inizio campionato e Champions League.
Brava, As Roma. Dallo stadio Olimpico in Roma sale alto un messaggio: SIAMO ANCORA NOI LA SQUADRA DA BATTERE. Le chiacchiere stanno a zero.
Con affetto,
Vittorio "Lion King" Palossi
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